L’esercizio intenso e il TA-65, attivatore della telomerasi, rendono le cellule immortali. Ecco la dieta allunga telomeri

old-people-runningDimostrata la riduzione dell’invecchiamento cellulare di una decina di anni

Gli scienziati di mezzo mondo si stanno adoperando per cercare di fermare il processo di invecchiamento umano e pare che i ricercatori dell’Università di Brigham Young ci siano riusciti. La ricerca mostra che è possibile rallentare l’invecchiamento a livello cellulare. Tuttavia, rallentare questo tipo di invecchiamento richiede un duro lavoro. Coloro che sono disposti ad impegnarsi in un duro esercizio fisico possono rallentare il loro livello di invecchiamento cellulare.

Il team di ricerca della BYU, ha pubblicato sulla rivista medica Preventive Medicine i risultati dopo aver analizzato i dati di 5.823 adulti che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey, nello studio, dopo aver analizzato i telomeri di tutti, si è visto che i soggetti impegnati in un’attività fisica molto impegnativa sono risultati avere una maggiore lunghezza dei loro telomeri. Coloro i quali hanno stili di vita comparativamente sedentari hanno invece telomeri significativamente più corti.

I telomeri sono meglio descritti come le porzioni terminali dei cromosomi costituenti il DNA del corpo umano.

I telomeri sono sostanzialmente simili all’orologio biologico del corpo. Sono fortemente legati all’età. Ogni volta che una cellula all’interno del corpo umano si replica, una piccola porzione di questi endpoint viene persa. Di conseguenza, il processo di invecchiamento gradualmente riduce la lunghezza di questi telomeri.

Coloro i quali erano coinvolti costantemente in esercizi impegnativi hanno telomeri di una lunghezza paragonabile ad un invecchiamento biologico di nove anni in meno rispetto a coloro che a parità di stile di vita non svolgevano esercizio fisico. Inoltre, i soggetti impegnati in elevati livelli di attività fisica mediamente godono di un vantaggio di sette anni rispetto a coloro che si impegnano in un moderato livello di attività fisica.

Nello studio, per essere considerato altamente attivo, un soggetto, donna, doveva correre per almeno mezz’ora cinque giorni alla settimana, un uomo veniva considerato molto attivo se si esercitava per almeno 40 minuti di jogging cinque giorni alla settimana.

Gli individui sedentari avevano i telomeri con 140 coppie di basi in meno rispetto a quelli che erano costantemente attivi. Tuttavia, non esisteva differenza significativa nella lunghezza dei telomeri tra individui con un livello basso / moderato di attività fisica e coloro che erano completamente sedentari.

Il mistero di allungare i telomeri attraverso l’esercizio fisico

Il meccanismo specifico responsabile della conservazione dei telomeri risultanti dall’esercizio fisico è sconosciuto. I ricercatori ritengono che il meccanismo possa essere collegato a una combinazione di infiammazione e stress ossidativo. Studi precedenti hanno determinato che la lunghezza dei telomeri possa essere legata a questi due fattori. Inoltre, è noto che l’attività fisica può sopprimere lo stress ossidativo e l’infiammazione nel momento in cui il tempo progredisce.

“Sappiamo che l’attività fisica regolare aiuta a ridurre la mortalità e prolungare la vita, e ora sappiamo che parte di questo vantaggio può essere dovuto alla conservazione dei telomeri”, ha detto il prof. Tucker responsabile dello studio.

La lunghezza dei telomeri influenza la gravità delle malattie

Un altro studio da parte degli scienziati dell’Istituto di Gladstone ha infatti messo in relazione la lunghezza dei telomeri al rischio o alla esistenza alle condizioni genetiche legate all’età. i risultati dello studio sono stati pubblicati nel Journal of Clinical Investigation.

Nello studio si evidenziato che, i topi con telomeri accorciati e con una mutazione denominata NOTCH1, mostravano anomalie cardiache osservate negli esseri umani. I topi con telomeri particolarmente brevi erano quelli che durante lo studio avevano subito i maggiori danni cardiaci.

Inoltre, una ricerca precedente da parte di Helen Blau, Ph.D., e Foteini Mourkioti, Ph.D., dell’Università di Stanford – che erano coautori dell’attuale studio – aveva dimostrato che l’accorciamento dei telomeri in un modello di studio di distrofia muscolare di Duchenne, indotta nel topo, aveva evidenziato la possibilità che l’aumento della lunghezza dei telomeri possa essere protettiva per molte mutazioni che causano malattie.

Nell’esperimento la somministrazione di mRNA modificato, codificante il TERT, enzima capace di aumentare la lunghezza dei telomeri, viene aggiunto a delle sequenze ripetitive di DNA di una coltura cellulare.

Ad altri tre gruppi cellulari, usati come ‘controlli’, rispettivamente venivano somministrati: mRNA codificante una forma inattiva di TERT, soluzione con TERT e nell’ultimo nessun trattamento.

I telomeri del gruppo di cellule sottoposto al trattamento attivo (cioè alla somministrazione di mRNA TERT) hanno presentato un rapido ‘allungamento’ nell’arco di pochi giorni, mentre i telomeri degli altri tre gruppi cellulari non mostravano alcuna alterazione.
Molto interessante è stata la constatazione che i telomeri ‘allungati’ in maniera artificiale tornavano col tempo a riaccorciarsi fisiologicamente e che queste cellule ad un certo punto smettevano di dividersi; ciò significa che le cellule sottoposte al trattamento ‘anti-aging’ non diventano ‘immortali’.
“Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal constatare con quale rapidità l’mRNA TERT riesca ad allungare i telomeri – afferma John Ramunas, primo autore dello studio – A pochi giorni dal trattamento, i telomeri dei fibroblasti avevano recuperato almeno dieci anni di invecchiamento, presentando una regressione del loro accorciamento. Questo suggerisce dunque che un trattamento del genere ha un’azione immediata e duratura”.

Il trattamento ‘allunga-telomeri’ è stato sperimentato su diversi tipi cellulari, quali fibroblasti e mioblasti; attualmente è in sperimentazione sulle cellule staminali. I ricercatori di Stanford hanno inoltre dimostrato che le cellule possono essere sottoposte a questo trattamento diverse volte, e in questo modo si ottiene un miglioramento della loro capacità di divisione.

I risvolti pratici di tali studi sono che, quando espresso, il gene (hTERT), situato sul lato corto del cromosoma numero 5 (5p15.33), l’enzima telomerasi viene attivato e le cellule umane possono vivere e dividersi indefinitamente fino a che la telomerasi continua ad essere presente, in poche parole, le cellule in questa condizione diventerebbero immortali.

La T.A. Sciences®, la Telomerase activation Sciences, Inc. annuncia di aver prodotto il TA-65®. Questa molecola può prolungare la vita umana delle cellule a tempo indeterminato. Il TA-65 sarebbe un attivatore della telomerasi che accende il gene dell’immortalità, in condizioni controllate di laboratorio. Il prodotto è stato definito come un naturale attivatore della telomerasi e può essere assunto come parte di un programma di prevenzione della Salute.

Il TA-65 è il primo e unico prodotto disponibile al mondo che ha dimostrato di poter attivare l’enzima telomerasi per stabilizzare e allungare i telomeri.

Brevettato dalla Geron corporation, altro non è che il Cicloastragenolo, estratto dell’astragalo, pianta usata nella medicina tradizionale cinese. Attualmente il TA-65 è infatti disponibile come integratore alimentare sotto forma di pillola ad un costo che si aggira su diverse centinaia dollari per una singola confezione.

Numerosi scienziati, compresa Carol Greider (vincitrice del Premio Nobel proprio per la scoperta sulle telomerasi), hanno però contestato l’effettiva validità di questo prodotto, esprimendo dubbi sul fatto che possa realmente produrre i risultati che sono dichiarati, evidenziandone anche la sua forte connotazione commerciale.

L’efficacia attribuita a questa molecola sarebbe quella di ridurre l’infiammazione e lo stress ossidativo. La novità più interessante è che questo processo è strettamente legato alle nostre abitudini e con quelle giuste possiamo rallentare, o addirittura invertire la senescenza, impedendo alle cellule di invecchiare precocemente.

Il Cortisolo manda in crisi il tuo orologio biologico

Il primo step per riuscirci è combattere lo stress emotivo cronico. «Anche se non è ancora chiaro quale meccanismo molecolare inneschi, lo studio dell’Università della California, descritto in precedenza, ha dimostrato che induce un invecchiamento “addizionale” dei nostri orologi biologici di ben 10 anni e, nei casi più seri, addirittura di 17. Nulla a che vedere, però, con le piccole dosi di stress cui siamo sottoposti un po’ tutti, i classici alti e bassi della quotidianità, spiega Elizabeth Blackburn, professore di biochimica e biofisica presso UCSF premiata congiuntamente a Carol Greider e Jack Szostak, con il Premio Nobel per la medicina nel 2009 per la funzione svolta dalla telomerasi sull’allungamento dei telomeri.

In sostanza, ciò che fa veramente male ai telomeri sono gli stress prolungati come quelli legati al prendersi cura di un famigliare malato, il burnout indotto dallo stress lavorativo, o le tensioni emotive, oggi purtroppo frequenti, legate alla violenza domestica o al bullismo: mantengono alto il cortisolo, influenzando il lavoro del sistema immunitario e sopprimendo la capacità di produrre telomerasi.

Si accelerano, così, i processi biologici dell’invecchiamento, aprendo la strada a malattie cardiovascolari e a uno stato infiammatorio cronico che ci rende più vulnerabili ai comuni raffreddori, ma anche alle malattie degenerative della terza età.

Le strategie per allungare i telomeri

Un esercizio fisico non vale però l’altro e una ricerca dell’Università del Saarland di Hombrug, in Germania, ha identificato che quelli antiaging sono l’attività aerobica moderata che, in 6 mesi, raddoppia addirittura l’attività della telomerasi, e l’hight intensity interval training (HIIT) che alterna brevi periodi di intensa attività di potenza muscolare a periodi di recupero attivo.

Per mantenere al top le funzioni dei nostri orologi biologici è però importante anche quel che si mette in tavola: Molte delle malattie degenerative della vecchiaia sono proprio facilitate da cattive abitudini alimentari e le ricerche dimostrano che più del 35% delle neoplasie sono proprio riconducibili a una dieta sbagliata. Ridurre la carne rossa (specie quella lavorata di salumi e insaccati), cibi e bibite zuccherate e alcolici sono misure antinvecchiamento, sottolinea la dottoressa Blackburn, mentre è inutile ridurre ciclicamente al minimo le calorie: i periodi di restrizione al momento non hanno dimostrato di avere effetti positivi sui telomeri. Un buon sonno, invece, li ha. Però non è importante solo il numero di ore (in genere 7) che passiamo a letto, ma anche la qualità del riposo e il ritmo: la biologa americana suggerisce perciò di andare a dormire e di svegliarsi a orari sempre regolari. Insomma, la scienza ci allunga la vita, ma le armi per riuscirci, in barba al tempo che passa, stanno proprio nelle nostre mani: per garantirci una medicina antiaging, basta utilizzarle.

Gli alimenti che allungano i telomeri

In un recente studio, gli scienziati hanno scoperto che le donne che fanno uso di integratori di vitamina B12 e un folato hanno telomeri più lunghi di quelle che non lo assumono. Anche la vitamina D3, zinco, ferro, acidi grassi omega-3, e le vitamine C ed E influenzano la lunghezza dei telomeri. Questo supporta i risultati di un precedente studio del 2009, che ha fornito la prima prova epidemiologica che l’uso di multivitaminici da parte delle donne è associato ad una maggiore lunghezza dei telomeri in misura del 5,1% rispetto ai non utilizzatori.

Il meccanismo con cui i nutrienti sembrano influenzare la lunghezza dei telomeri è sempre quella di influenzare l’attività della telomerasi, l’enzima che aggiunge le ripetizioni di basi alle estremità del DNA.

 La vitamina D

La concentrazione di vitamina D diminuisce con l’età, mentre la proteina C-reattiva (un mediatore dell’infiammazione) aumenta. Questo aumenta il rischio generale di sviluppare malattie autoimmuni come la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide.

In uno studio su più di 2.000 donne, quelli con livelli superiori di vitamina D sono state trovate ad avere un minor numero di modifiche legate invecchiamento nel loro DNA, così come una risposta infiammatoria più bassa. Le donne con livelli più elevati di vitamina D hanno più probabilità di avere telomeri più lunghi, e viceversa. Ciò significa che le persone con alti livelli di vitamina D possono effettivamente invecchiare più lentamente rispetto alle persone con livelli più bassi di vitamina D.

Astaxantina (derivato dalla microalga Haematococcus pluvialis)

L’Astaxantina si è rivelata come uno dei più potenti antiossidanti attualmente conosciuti, con funzionalità di potenti anti-infiammatori e DNA-protettivo. La ricerca ha anche dimostrato che può proteggere da danni al DNA indotti da raggi gamma ultravioletti.

Inoltre, attraversa sia la barriera emato-encefalica e la barriera emato-retinica (beta-carotene e licopene non lo fanno), che porta la protezione antiossidante e anti-infiammatoria ad occhi, cervello a Sistema Nervoso Centrale.

Ubichinone (CoQ10)

La ricerca sta dimostrando che se si ha più di 25 anni il corpo fa più fatica a convertire il CoQ10 dalla forma ossidata alla forma ridotta. L’invecchiamento precoce è un effetto collaterale primario dovuto al troppo poco CoQ10, perché questa vitamina essenziale ricicla altri antiossidanti, come la vitamina C e la carenza di CoQ10 accelera anche danni al DNA, e perché CoQ10 è benefico per la salute del cuore e la funzione muscolare e il cui l’impoverimento porta a fatica, debolezza muscolare, dolore e alla fine insufficienza cardiaca.

Diversi studi relativi alla metà degli anni ’90 sull’utilizzo del CoQ10 sull’invecchiamento dei ratti hanno evidenziato potenti effetti anti-invecchiamento, oltre ad aumento di energia e vigore.

Prodotti fermentati / probiotici

È possibile utilizzare integratori probiotici, ma ottenere i probiotici dal cibo fermentato sarebbe decisamente meglio, in molti casi con una efficacia fino a 100 volte superiore. Le Verdure fermentate sono un’eccellente alternativa in quanto sono entrambi deliziosi e semplici da fare.

L’olio di Krill

Secondo il dottor William Harris, esperto di grassi omega-3, coloro che hanno un indice di omega-3 inferiore al 4% invecchiano molto più velocemente rispetto a quelli con indici superiori a 8%. L’indice omega-3, pertanto, può anche essere un indicatore efficace del vostro tasso di invecchiamento. Secondo la ricerca il Dr. Harris, grassi omega-3 sembrano svolgere un ruolo nell’attivazione della telomerasi, che, ancora una volta, ha dimostrato di essere in grado di realmente invertire l’accorciamento dei telomeri. Inoltre, l’olio di krill contiene anche naturalmente presente l’astaxantina, che lo rende quasi 200 volte più resistente al danno ossidativo rispetto all’olio di pesce.

Vitamina K2

Nel 2004, il Rotterdam Study, che è stato il primo studio che dimostra l’effetto benefico della vitamina K2, ha dimostrato che le persone che consumano 45 mcg di K2 quotidianamente vivono sette anni più a lungo rispetto alle persone che ne assumono 12 mcg al giorno.

In un successivo studio chiamato Prospect StudyX, 16.000 persone sono stati seguiti per 10 anni. I Ricercatori hanno scoperto che un ulteriore 10 mcg di K2 nella dieta porta ad un 9% in meno del numero di eventi cardiaci.

La K2 è presente in alimenti fermentati, in particolare formaggi e il natto cibo giapponese, che è di gran lunga la fonte più ricca di K2.

Magnesio

Secondo la ricerca si evidenzia, che il magnesio svolge un ruolo importante nella replicazione del DNA, la sua riparazione, e la sintesi di RNA, e il magnesio nella dieta ha dimostrato di correlare positivamente con maggiore lunghezza dei telomeri nelle donne. Altre ricerche hanno dimostrato che la carenza a lungo termine porta ad accorciamento dei telomeri nei ratti e colture cellulari. Sembra che la mancanza di ioni di magnesio abbia un’influenza negativa sulla integrità del genoma. Un insufficiente quantità di magnesio riduce anche la capacità del corpo di riparare il DNA danneggiato, e può indurre anomalie cromosomiche.

Polifenoli

I polifenoli sono composti antiossidanti potenti che si trovano negli alimenti vegetali, molti dei quali sono stati collegati a benefici anti-invecchiamento e la riduzione della malattia.

Alcuni esempi sono dati da:

 Uva (resveratrolo) – Resveratrolo penetra profondamente nel nucleo delle cellule, dando tempo al vostro DNA di riparare i danni dati dai radicali liberi. Ricerche risalenti al 2003 hanno dimostrato che il resveratrolo, è un potente polifenolo ed anti-fungino, ed è stato in grado di aumentare la durata della vita delle cellule di lievito.
I risultati hanno mostrato che il resveratrolo potrebbe attivare un gene chiamato sirtuin, che viene attivato anche durante la restrizione calorica in varie specie. Da allora gli studi in vermi nematodi, moscerini della frutta, pesci, topi e le cellule umane hanno collegato il resveratrolo ad un allungamento della vita.

Cacao – Molti studi hanno confermato le proprietà antiossidanti potenti, e i successivi benefici per la salute, della polvere di cacao grezzo.

Tè verde – I polifenoli contenuti nel tè, tra cui l’EGCG (epigallocatechina gallato) e molti altri, hanno dimostrato di offrire protezione contro molti tipi di cancro. I polifenoli del tè verde possono costituire fino al 30 per cento del peso della  foglia secca.
Il tè verde è il tipo meno elaborato di tè, in modo che contenga anche la più alta quantità di EGCG tra tutte le varietà di tè. Tenete a mente, però, che molti tè verdi sono stati ossidati, e questo processo può portare via molte delle sue preziose proprietà. Il segno più semplice per cercare quando si valuta la qualità di un tè verde è il suo colore: se il tè verde è color marrone è probabile che sia ossidato.

Il tè verde matcha contiene l’intera foglia di tè e può contenere più di 100 volte le EGCG fornite dal normale tè verde fermentato.

Folato (vitamina B9 o acido folico)

Secondo lo studio in evidenza nel Journal of Nutritional Biochemistry, le concentrazioni plasmatiche di vitamina B e folato sono direttamente propozionali alla lunghezza dei telomeri in uomini e donne. Il folato svolge un ruolo importante nel mantenimento dell’integrità DNA e la metilazione del DNA, entrambi i quali influenzano la lunghezza del telomero. È, inoltre, utile per prevenire la depressione, disturbi convulsivi e atrofia cerebrale. In realtà, la carenza di folati può portare a livelli di omocisteina, che può essere una delle principali cause le malattie cardiache e il morbo di Alzheimer.

Vitamina A

Secondo lo studio in evidenza nel Journal of Nutritional Biochemistry citato in precedenza, la lunghezza dei telomeri è positivamente associato con assunzione di vitamina A nelle donne che non prendono multivitaminici. Essa svolge un ruolo importante nella risposta immunitaria, in caso di predisposizione ad infezioni che possono favorire l’accorciamento dei telomeri. Tuttavia, la vitamina A non sembra avere un effetto dose-dipendente dalla lunghezza dei telomeri, in modo da non avere bisogno di quantità elevate.

Bibliografia

https://www.eurekalert.org/pub_releases/2017-05/byu-hlo051017.php

http://www.pressreader.com/italy/starbene/20170425/281728384403933

http://www.news-medical.net/news/20110608/12364/Italian.aspx

https://casabenessere.wordpress.com/2015/08/11/12-sostanze-che-ti-aiutano-a-restare-giovane-e-in-salute-six-grow-younger-nutrients-i-take-every-day/