La vera causa della intolleranza al latte e derivati

Vi è una ipotesi diffusa all’interno, sia della società in generale che tra gli operatori sanitari, che la causa dominante di intolleranza al latte è la non sufficiente attività dell’enzima lattasi. Tuttavia, le prove, come riassunto, nel 2010, dal National Institutes of Health sulla intolleranza al lattosio e la salute, è che “molti di coloro che raccontano di avere un’intolleranza al lattosio non mostrano segni di malassorbimento del lattosio. Così, la causa dei loro sintomi gastrointestinali è improbabile che possano essere correlati al lattosio”.

La vera intolleranza al lattosio (sintomi derivanti da malassorbimento di lattosio) è meno comune del fenomeno percepito, e deve essere considerata soltanto come una potenziale causa di intolleranza al latte vaccino.

C’è una crescente evidenza che la A1 β-caseina, una proteina prodotta dalla maggiorparte del bestiame di origine bovina, in particolare in specie di origine europea e non in quella di razza pura asiatica o africana, sia anche associato ad intolleranza al latte vaccino.

Si è infatti visto che negli esseri umani la digestione di una specifica proteina, la A1 β-caseina, rilascia un’altra proteina, la β-caseomorfina-7(BCM-7),  che attivando particolari recettori presenti nel corpo ed in particolare anche nel tratto gastrointestinale e scatena tutta una serie di possibili effetti ed interazioni a cominciare dal ritardato transito intestinale, effetti sul diabete, aumento del muco intestinale, modifiche sul sistema autoimmunitario e sulle funzioni respiratorie, fino a poter determinare interazioni col lattosio ed alimentare la classica intolleranza che conosciamo.

 

La βcaseina

Le proteine  β-caseina costituiscono circa il 30% delle proteine totali del latte vaccino e possono essere presenti con due principali varianti genetiche: β-A1 e β-A2. Esistono anche altre varianti minori oltre a questi due tipi, ma attualmente hanno minore rilevanza.

La prevalenza tra la proteina β-caseina A1 e A2 varia dalla razza delle mucche e anche dalla regione. Nel mondo occidentale è diffuso il tipo A1, dalla sottospecie Bos taurus.

Le vacche asiatiche e africane anche se sono soprattutto Bos taurus, producono soltanto la β-caseina A2. Ma soprattutto quello che si è evidenziato con diversi studi è che soltanto la variante β-A1 si rende responsabile dei numerosi effetti gastrointestinali. Gli scienziati ipotizzano tutto ciò che sia dovuto ad una mutazione avvenuta circa 8000 anni fa.

Le β-caseine trovate nel latte vaccino sono composte da 209 aminoacidi in una sequenza fissa e la differenza tra tipo A1 e A2 sta in un singolo aminoacido. Infatti mentre il latte A1 ha un aminoacido istidina in posizione 67, il latte A2 in quella posizione ha una prolina.

 

β-caseine e BCM-7

Una volta che il latte o i derivati vengono consumati, l’azione degli enzimi digestivi nell’intestino sulla A1 β-caseina rilascia il peptide bioattivo oppioide BCM-7.

Al contrario, le versioni A2 β-caseina rilasciano quantità minime di BCM-7 in normali condizioni intestinali.

Inoltre le razze bovine del Nord Europa hanno generalmente livelli di A1 β-caseina più elevati rispetto alle razze dell’Europa meridionale. Tuttavia il discorso tende poi a miscelarsi in relazione al fatto che spesso le razze sono spesso incrociate.

Vi è ora la prova evidente che la β-casomorfina-7 (BCM-7) bovina viene rilasciata non solo dal latte, ma anche da yogurt e formaggio, e con ogni probabilità da ogni prodotto lattiero-caseario, anche se per quanto riguarda gli yogurt, potrebbe darsi che durante la produzione stessa, alcuni batteri presenti nello yogurt possano idrolizzare la BCM-7.

Nel latte umano, β-caseina è del tipo A2, con una prolina in posizione equivalente sulla catena proteina β-caseina e la scarsa BCM-7 umana prodotta ha una diversa sequenza amminoacidica rispetto a quella bovina, con omologia in cinque dei sette aminoacidi (differenti aminoacidi nelle posizioni quattro e cinque) e con un’attività oppioide notevolmente più debole.

La BCM-7 può attraversare la parete gastrointestinale per entrare nella circolazione sistemica e influenzare attività sistemiche e cellulari attraverso i recettori degli oppioidi. Inoltre, la BCM-7 e altri derivati della β-caseina sono potenti agonisti esogeni-esorfinici per i recettori μ oppioidi,

che sono attivi in molti organi, in particolare nel tratto gastrointestinale, nelle cellule del sistema immunitario nel sistema nervoso centrale, in particolare nelle regioni di controllo della respirazione.

L’attivazione di questi recettori può avere effetti indesiderati o inaspettati, pertanto, è importante valutare i potenziali effetti della BCM-7 e i relativi peptidi derivati dal latte attivi sulle funzioni di questi sistemi.

 

Ritardato transito intestinale

Il recettore μ-oppioide a livello gastrointestinale è noto per influenzare i meccanismi di propulsione intestinale e di svolgere un ruolo importante nel controllo fisiologico della funzione gastrointestinale, tra cui la regolazione della motilità, la produzione di muco e la produzione di ormoni.

Diversi altri studi forniscono prove dirette che la caseina e/o i suoi derivati diminuiscono la motilità gastrointestinale, riducendo la frequenza e l’ampiezza delle contrazioni.

 

Effetti sul diabete

Alcuni studi sui roditori che dimostrano che il consumo di diete contenenti A1 β-caseina può avere effetti indesiderati sul metabolismo del glucosio. Il latte contenente A1 β-caseina si è visto che aumenta anche la produzione di 2 importanti enzimi, la Dipeptidil peptidasi-4 (DPP4 ) e la Mieloperossidasi, quest’ultima è un marker dell’attività dei neutrofili, la sua maggiore espressione potrebbe determinare degli effetti pro-infiammatori, invece la DPP-4 è un importante enzima digestivo che è clinicamente rilevante in termini di trattamento del diabete di tipo 2. Esso infatti è in grado di degradare rapidamente le incretine intestinali, che regolano il metabolismo di insulina e glucosio e influenzano la motilità antroduodenale.

 

Azione sul muco intestinale e imunità

La BCM-7 è anche nota per aumentare la produzione di mucina all’interno del sistema gastrointestinale attraverso un effetto sui recettori oppiacei. Il muco gastrointestinale fornisce una barriera protettiva tra l’epitelio ed il lume; Tuttavia, la produzione eccessiva ha il potenziale di distruggere la funzione gastrointestinale e interferire con batteri commensali. E’ stato dimostrato in due studi in vitro che la BCM-7 altera la proliferazione dei linfociti.

 

Effetti sulla funzione respiratoria e morte infantile improvvisa

I recettori μ-oppioidi coinvolti sono ampiamente espressi nel sistema nervoso centrale, tra cui i siti associati con il controllo della respirazione a livello pontino, di conseguenza, l’attivazione di questi recettori potrebbero indurre depressione respiratoria.

A questo punto si ipotizza che i peptidi derivati dalla caseina, tra cui la BCM-7, potrebbero anche essere implicati nell’eziologia della sindrome della morte improvvisa infantile.

 

Possibili interazioni col lattosio e sindrome da malassorbimento

Inolte i peptidi della caseina BCM-7 possono interagire con il lattosio determinandone la sindrome da malassorbimento di lattosio, influenzandone direttamente la produzione/attività della lattasi ed eventualmente aggravare una ipolattasia esistente in persone sensibili, Oppure determinando cambiamenti nella flora intestinale con conseguenti infiammazioni intestinali.

Una terza possibile interazione riguarda il ritardato transito gastrointestinale, il quale porta ad una maggiore possibilità di fermentazione del lattosio (e di altri oligosaccaridi alimentari derivati).

La specificità del rilascio della BCM-7 dalla A1 β-caseina bovina fornirebbe anche una spiegazione sul perché alcune persone riferiscono di poter tollerare il latte da altri mammiferi come le pecore e capre, che contengono la A2 β-caseina e non la A1.

 

Similitudine strutturale tra BCM7 e Gliadomorfina spiega la relazione patogenetica tra cereali e malattie autoimmuni

Si è a conoscenza che la gliadina, proteina che insieme alla glutenina è costituente della farina di grano e diversi altri tipi di cereali e che conferisce elasticità al pane nella lievitazione, quando viene digerita parzialmente, può formare alcuni peptidi oppioidi, di cui il più importante è la gliadomorfina (o gliadorfina).
Si è visto che la gliadomorfina ha una struttura molto simile alla BCM7. Entrambe presentano 7 aminoacidi; entrambe hanno una tirosina seguita da una prolina; entrambe hanno una prolina in posizione 4 e 6. Nonostante alcune lievi differenze, gli scienziati le considerano omologhe, simili fra loro, soprattutto per il numero di patologie con cui pare siano correlate. Infatti, una delle strategie più raccomandate per ridurre il rischio di patologie auto-immuni nelle persone a rischio è mantenere un’alimentazione priva di caseina e priva di glutine (GFCF diet).

 

Proteina-A1 e disturbi gastrointestinali

In uno studio in doppio cieco, randomizzato, incrociato, in cui i soggetti hanno consumato latte di tipo A1 o A2 latte per 8 settimane ciascuno, il latte di tipo A1, è stato associato ad un maggiore dolore addominale, gonfiore, e feci più morbide di quanto non fosse il tipo di latte A2.

Queste valutazioni soggettive della funzione gastrointestinale sono state più pronunciate nei soggetti con intolleranza alimentare, valutata in termini di elevati livelli di calprotectina fecale. Questi risultati preliminari suggeriscono che consumo di A2 β-caseina potrebbe attenuare disturbi addominali associati al consumo di A1 β-caseina, soprattutto in soggetti intolleranti alimentari.

Le relazioni di cui sopra suggeriscono che il consumo di prodotti contenenti esclusivamente A2 β- caseina e esclusione di quelli contenenti A1 β-caseina potrebbero avere alcuni benefici per la salute mantenendo i benefici nutrizionali associati al consumo di latte, escludendo gli effetti negativi della A1 BCM7, derivati della β-caseina sulla funzione gastrointestinale.

Il disturbo gastrointestinale più associato con il consumo di latte è indubbiamente l’intolleranza al lattosio. Tuttavia, alcuni pazienti potrebbero avere un’allergia alimentare, piuttosto che l’intolleranza, o possono reagire negativamente ad altre componenti del latte.

In questo modo, riducendo o fermando l’assunzione della proteina-A1, si potrebbe compiere un primo passo per isolare la causa del disturbo gastrointestinale come recenti studi hanno messo in evidenza.

 

Conclusioni

L’intolleranza al latte è un problema complesso di importanza sia per la salute pubblica e la salute dell’individuo. È chiaro che il malassorbimento di lattosio (e sintomi conseguenti) è un elemento della sindrome, ma è anche evidente che ci sono altri fattori in gioco.

E’ importante notare i notevoli progressi in materia che sono stati fatti dalla relazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (2009) sui possibili effetti sulla salute delle β-casomorfine e BCM-7. L’EFSA ha infatti riconosciuto che la BCM-7 esercita attività biologiche quali effetti sulla motilità gastrointestinale e sulle secrezioni gastriche e pancreatiche.

Tuttavia, hanno concluso che non è stato possibile stabilire un rapporto di “causa ed effetto”, tra l’assunzione di BCM-7 e le malattie non trasmissibili valutate, che ha incluso il diabete di tipo 1, malattie cardiache e disturbi dello spettro autistico. La loro conclusione è stata raggiunta in parte perché la BCM-7 non era stata rilevata nel sangue umano dopo il latte o l’assunzione di caseina, e in parte perché c’era scarsa conoscenza che i livelli di BCM-7 provengano dalla digestione del latte e dei suoi prodotti. Inoltre, il rapporto EFSA non ha specificamente affrontato le questioni di intolleranza.

Diversi studi conclusivi sono stati pubblicati dopo la relazione dell’EFSA (2009) che riportano che il peptide oppioide BCM-7 viene rilasciato in quantità farmacologicamente rilevanti dalla digestione di A1 β-caseina, ma non da A2 β-caseina nel sistema gastrointestinale umano.

In questi ultimi anni lo studio della proteina A1 β-caseina, ha messo in luce aspetti finora sconosciuti della sindrome da malassorbimento gastrointestinale e ha cominciato anche fare chiarezza sui alcuni di quegli aspetti, finora ancora poco chiari, che riguardano le relazioni con i diversi tipi di intolleranze e pseudointolleranze e sindromi varie verso le quali non si riesce ancora a dare una risposta definitiva e univoca.

 

http://www.aipro.info/drive/File/BETA-CASEIN AND DIGESTIVE, RESPIRATORY, AND IMMUNE FUNCTIONS. 24 12 14.pdf

 

Pane e… Gluten Sensitivity

La Gluten-sensitivity è una reazione nei confronti del glutine di natura non autoimmunitaria né di allergica; alla base di tale disturbo vi sarebbe – comunque – una iper-risposta immunitaria di tipo innato nei confronti del glutine.

Considerata con scetticismo da molti medici come un disturbo psicosomatico disfunzionale, è una patologia che causa veri problemi gastrointestinali ed altre sintomatologie; è finalmente riconosciuta e classificata da un pool di esperti internazionali, tra cui spicca un nutrito gruppo di italiani, come un’entità nosologica a sé stante rispetto ai disturbi glutine-correlati, quali appunto l’allergia al frumento e la celiachia.

Il trigger sarebbe rappresentato da un eccessivo utilizzo di grani “iperconcimati” con quantità di glutine superiore del 12% rispetto al normale. La diagnosi dei tre quadri clinici è riportata qui di seguito.

 

Gluten Sensitivity

 

PREVALENZA

6% DELLA POPOLAZIONE U.S.A. ED ITALIANA. IN ITALIA 3 MILIONI DI PERSONE

SINTOMI

NAUSEA, DISPEPSIA, BLOATING , OBESITÀ, ACNE, FIBROMIALGIA, ASTENIA, DISTURBI ORMONALI, EMICRANIA, DEPRESSIONE, RIDOTTA LUCIDITÀ MENTALE

TRIGGER

ECCESSO DI GLUTINE “PESANTE” NELLA DIETA. Uso di grani iperconcimati, diversi dai grani “gentili” più tollerati, con quantità di glutine superiore del 12% rispetto al normale.

In queste frazioni di glutine vi sono componenti tossiche che compromettono la qualità di vita ai soggetti borderline per la celiachia

TRATTAMENTO

DIETA GLUTEN FREE PER PICCOLI QUANTITATIVI TOLLERABILI. SOGLIA INDIVIDUALE VARIABILE. La sensibilità può aumentare nel corso della vita o scomparire naturalmente senza lasciare reliquati, a differenza della celiachia che si accompagna a un effetto cumulativo

NOTE

Diagnosticata in pazienti soprattutto adulti con problemi in larga parte intestinali che in passato venivano classificati tra quelli sofferenti di colon irritabile. Le mucose intestinali in questi pazienti sono normali e non mostrano i danni tipici della celiachia, anche se l’intestino è infiammato. No Leaky Gut Syndrome. È un difetto di immunità innata. La reazione al glutine è immediata, poche ore, al massimo giorni tra l’introduzione delle sostanze sensibilizzanti e l’insorgenza dei sintomi

 

Allergia al Frumento

 

PREVALENZA

CIRCA 1% DEI BAMBINI. ALCUNI ADULTI DOPO ESERCIZIO FISICO

SINTOMI

CONGESTIONE NASALE, NAUSEA, RARI CASI DI ANAFILASSI. ERUZIONI CUTANEE

TRIGGER

FARINA BIANCA BENCHÈ SIA POSSIBILE CROSS–REAZIONE CON ALTRE FARINE

TRATTAMENTO

UTILIZZARE FARINE INTEGRALI EVITARE FARINE BIANCHE

 

Celiachia

 

PREVALENZA

1% DELLA POPOLAZIONE U.S.A. ED ITALIANA 500.000 CELIACI

SINTOMI

BLOATING, DIARREA, MALNUTRIZIONE, DERMATITE HERPETIFORME, ANEMIA, ETC.

TRIGGER

GLUTINE

TRATTAMENTO

DIETA STRETTA GLUTEN FREE

NOTE

NELLA CELIACHIA I DANNI POSSONO MANIFESTARSI DOPO MESI O ANNI

 

WSJ REPORTING – Fasano A., Maryland School of Medicine – Baltimore. BMC Medicine – 2011.

 

 

PRIMO M.L. – Pane e citochine – La Gluten Sensitivity. La Med. Biol., 2013/3; 3-13.

autore Dott.ssa Maria Letizia Primo – Specialista in Medicina Legale – Specialista in Psichiatria – Docente c/o la Scuola Triennale di Omeopatia, Omotossicologia e Discipline Integrate – AIOT Via Pergolesi, 21  I – 10154 Torino